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	<title>Gender Oriented</title>
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	<description>Un marchio di Genere nella Certificazione di Qualità</description>
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		<title>Se fare la mamma diventa una colpa «Lei vuole allattare? Niente assunzione»</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 10:30:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Una mamma che allatta il proprio bimbo stia alla larga dai colloqui per  un lavoro: tempo perso. Questa, perlomeno, è la storia di Enrica, 30  anni, ingegnere edile, che avuto l&#8217;ardire di proporsi per un lavoro di  servizio di accoglienza ai clienti a un&#8217;azienda, qui in città. Ma ha  chiesto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una mamma che allatta il proprio bimbo stia alla larga dai colloqui per  un lavoro: tempo perso. Questa, perlomeno, è la storia di Enrica, 30  anni, ingegnere edile, che avuto l&#8217;ardire di proporsi per un lavoro di  servizio di accoglienza ai clienti a un&#8217;azienda, qui in città. Ma ha  chiesto una cosa banale: in caso di turno lungo (sei ore pomeridiane) la  possibilità di prendersi un quarto d&#8217;ora per allattare la figlia che  compirà tra pochi giorni 4 mesi. «Va bene &#8211; ha detto la signorina della  cooperativa che aveva la delega per  reperire il personale &#8211; Credo non  ci saranno problemi. Ci sentiamo domani». Invece evidentemente i  problemi sono venuti fuori.</p>
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		<title>Toscana, sono le donne a pagare di più la crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 10:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LA CRISI economica ha falcidiato posti di lavoro a livelli record e le donne hanno pagato il tributo più alto. Anche in Toscana, sebbene i dati percentuali siano al di
sotto delle medie nazionale.
</p>
<p>Secondo le cifre fornite dalla Regione, gli ultimi tre mesi sono stati i peggiori: 68mila le donne disoccupate &#8211; il livello più alto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA CRISI economica ha falcidiato posti di lavoro a livelli record e le donne hanno pagato il tributo più alto. Anche in Toscana, sebbene i dati percentuali siano al di<br />
sotto delle medie nazionale.<br />
<span id="more-292"></span></p>
<p>Secondo le cifre fornite dalla Regione, gli ultimi tre mesi sono stati i peggiori: 68mila le donne disoccupate &#8211; il livello più alto degli ultimi cinque anni-, assunzioni calate nel primo trimestre 2010 del 3,9%, mentre quelle maschili sono cresciute del 7%, tasso di occupazione sceso al 53,1% dal 54,7% del corrispondente trimestre<br />
2009 e tasso di disoccupazione salito al 9,5% dall&#8217;8,7% del trimestre precedente. Il lavoro femminile è debole anche sotto il profilo qualitativo: le donne sono più precarie degli uomini, hanno in media qualifiche e stipendi inferiori e fanno molta più fatica a stabilizzarsi.<br />
Dopo sei anni dall&#8217;avviamento al lavoro, solo il 42% della componente femminile risulta avere un rapporto continuato rispetto al 62% maschile. All&#8217;opposto, quando si tratta di lavori &#8220;flessibili&#8221; il tasso di incidenza per le donne è del 15% rispetto all&#8217;11% degli uomini. Per contenere l&#8217;emergenza, la Regione ha varato un nuovo pacchetto di incentivi all&#8217;occupazione femminile attraverso un patto che ieri è stato sottoscritto dai rappresentanti degli enti e dai sindacati. Lanciato per la prima volta per il biennio 2008-2009 con circa 6 milioni di contributi regionali (a cui si sono sommati quelli di enti locali e privati), al nuovo patto la Regione ha aggiunto altri 2,7 milioni di euro che saranno utilizzati per lo più per donne in condizioni di svantaggio, che per entrare o rientrare nel mercato del lavoro hanno bisogno di una formazione mirata.<br />
Nel presentare il nuovo patto, l&#8217;assessore regionale Gianfranco Simoncini ha dichiarato che «dalla crisi non si esce senza far ripartire l&#8217;occupazione femminile, motore essenziale per lo sviluppo. Noi stiamo facendo il possibile per sostenerle, ma anche le aziende e le parti sociali devono dare il loro contributo». Grazie a questi fondi,<br />
alcune iniziative proseguono e ne vengono attivate di nuove. Per esempio, vengono aumentati gli incentivi all&#8217;assunzione (tempo pieno o parziale) di donne over 30 imprenditoria femminile. Infine per le immigrate, è prevista l&#8217;istituzione di un voucher che consenta di vedere riconosciute le competenze, non potendosi legalmente riconoscere i titoli di studio. Ecco come è stata utilizzata una parte dei 6 milioni del primo patto. Nel 2008hanno prodotto le assunzioni di 76 donne over 30, per oltre 400mila euro di risorse utilizzate, mentre nel 2009 sono state 75, per 240 mila euro di risorse. Nel 2008le misure per la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato o l&#8217;assunzione di persone in mobilità (misure valide per uomini e donne) hanno coinvolto 570 lavoratori. Le imprese a titolarità femminile coinvolte sono state 62 e le<br />
risorse impiegate oltre 500mila euro, per questa stessa misura nel 2009 sono stati coinvolti 680 lavoratori<br />
(uomini e donne) per oltre<br />
2 milioni di risorse.</p>
<p>LA CRISI economica ha falcidiato posti di lavoro a livelli record e le donne hanno pagato il tributo più alto. Anche in Toscana, sebbene i dati percentuali siano al di sotto delle medie nazionale. Secondo le cifre fornite dalla Regione, gli ultimi tre mesi sono stati i peggiori: 68mila le donne disoccupate &#8211; il livello più alto degli ultimi cinque anni-, assunzioni calate nel primo trimestre 2010 del 3,9%, mentre quelle maschili sono cresciute del 7%, tasso di occupazione sceso al 53,1% dal 54,7% del corrispondente trimestre 2009 e tasso di disoccupazione salito al 9,5% dall&#8217;8,7% del trimestre precedente. Il lavoro femminile è debole anche sotto il profilo qualitativo: le donne sono più precarie degli uomini, hanno in media<br />
qualifiche e stipendi inferiori e fanno molta più fatica a stabilizzarsi. Dopo sei anni dall&#8217;avviamento al lavoro, solo il 42% della componente femminile risulta avere un rapporto continuato rispetto al 62% maschile. All&#8217;opposto, quando si tratta di lavori &#8220;flessibili&#8221; il tasso di incidenza per le donne è del 15% rispetto all&#8217;11% degli uomini.<br />
Per contenere l&#8217;emergenza, la Regione ha varato un nuovo pacchetto di incentivi all&#8217;occupazione femminile attraverso un patto che ieri è stato sottoscritto dai rappresentanti<br />
degli enti e dai sindae si prevede un nuovo contributo per favorire la formazione e quindi l&#8217;occupabilità di donne sopra i 45 anni, le madri, le donne in mobilità o le disabili. Una novità è la previsione di incentivi per le imprese che favoriscono il part-time volontario a fronte di incrementi occupazionali e la Regione si è impegnata a favorire chi promuove nelle aziende la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Fra le novità, figura anche la definizione di una legge regionale per l&#8217;imprenditoria femminile. Infine per le immigrate, è prevista l&#8217;istituzione di un voucher che consenta di vedere riconosciute le competenze, non potendosi legalmente riconoscere i titoli di studio. Ecco come è stata utilizzata una parte dei 6 milioni del primo patto. Nel 2008 hanno prodotto le assunzioni di 76 donne over 30, per oltre 400mila euro di risorse utilizzate, mentre nel 2009 sono state 75, per 240 mila euro di risorse. Nel 2008<br />
le misure per la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato o l&#8217;assunzione di persone in mobilità (misure valide per uomini e donne) hanno coinvolto 570 lavoratori. Le imprese a titolarità femminile coinvolte sono state 62 e le risorse impiegate oltre 500mila euro, per questa stessa misura nel 2009 sono stati coinvolti 680 lavoratori (uomini e donne) per oltre 2 milioni di risorSE.</p>
<p>da QN del 27 07 10</p>
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		<title>Donne e lavoro: l&#8217;occupazione femminile in tempi di crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 13:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un’accurata  analisi dei dati ISTAT, relativi al tasso di occupazione nel 2009,  fornisce utili spunti di riflessione e smentisce le enfatiche  dichiarazioni del Ministero del Lavoro su una sostanziale tenuta  dell’occupazione femminile in tempi di crisi.</p>
<p>Sono tre gli aspetti da rilevare. In primo luogo,  il tasso di occupazione femminile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’accurata  analisi dei dati ISTAT, relativi al tasso di occupazione nel 2009,  fornisce utili spunti di riflessione e smentisce le enfatiche  dichiarazioni del Ministero del Lavoro su una sostanziale tenuta  dell’occupazione femminile in tempi di crisi.<span id="more-290"></span></p>
<p>Sono tre gli aspetti da rilevare. In primo luogo,  il tasso di occupazione femminile a livello nazionale è stato lo scorso  anno pari al 46,4%, vale a dire al di sotto di 13,6 punti percentuali  rispetto all’obiettivo comunitario, fissato dalla strategia di Lisbona,  che prevedeva una percentuale del 60% di donne con un lavoro entro il  2010. Su scala regionale, solo due regioni del Nord raggiungono  l’obiettivo del 60%: si tratta di Trentino Alto Adige (60%) ed Emilia  Romagna (61,5%). Ancora più sconfortante è il dato riguardante il tasso  di occupazione delle donne nel Mezzogiorno, pari al 30,6%. Tre regioni  del Sud, inoltre, non arrivano nemmeno al 30%: si tratta della Campania  (26,3%), della Sicilia (29,1%) e della Puglia (29,2%). Va considerata  oltretutto la percentuale di donne meridionali che sono impiegate nel  sommerso, la quale testimonia che le politiche sin qui intraprese per  emersione, regolarizzazione, maggiore occupazione, si sono rilevate  nella maggior parte dei casi inefficaci come per il ricorso al contratto  di inserimento, che oggi il Governo ripropone, mentre su politiche che  avevano dimostrato un impatto positivo, quali il credito d’imposta, non  ci sono misure di sostegno.</p>
<p>In secondo luogo,  il Ministero del Lavoro pone l’accento sulla “performance migliore”  dell’occupazione femminile rispetto a quella maschile durante la  recessione, perché lo scorso anno, rispetto al 2008, la percentuale  delle donne con un posto è calata in Italia dello 0,8% mentre quella  maschile è diminuita dell’1,6%. Tuttavia, occorre considerare non solo  che in ben quattro regioni (Piemonte, Toscana, Umbria e Abruzzo) il  tasso di occupazione femminile è sceso in misura maggiore rispetto a  quello maschile, ma anche il fatto che la lettura dei dati che si  riferiscono al tasso di disoccupazione per genere dimostra quanto sia  errata la conclusione del Ministero. Nel 2009, infatti, la percentuale  delle donne senza un lavoro è stata del 9,3%, con un incremento dello  0,7% rispetto all’anno precedente. Quella maschile si è fermata al 6,8%,  nonostante un aumento dell’1,3% rispetto al 2008. Non solo, dunque, il  tasso di occupazione femminile è sensibilmente più basso rispetto a  quello maschile nel nostro Paese, ma anche il tasso di disoccupazione è  maggiore del 2,5% fra le donne nei confronti degli uomini. E non basta:  analizzando i dati relativi all’incidenza sul totale del numero di  occupati per genere e settori, risulta che il lavoro delle donne è stato  pesantemente colpito non solo nel settore industriale (-7% rispetto al  2008), che senza dubbio ha risentito della crisi molto più di altri, ma  anche nell’agricoltura (- 7,9%) e nel commercio (-3,3%).</p>
<p>Un terzo e ultimo elemento da segnalare  che risulta dalla lettura dei dati dell’Istat riguarda la permanenza  delle donne nei contratti atipici, che ha effetti devastanti sia sui  salari, sia sulle tutele. Nel 2009, la percentuale degli uomini occupati  a tempo parziale è diminuita del 5,6% rispetto all’anno precedente,  tanto che oggi sono 702mila coloro che hanno questo contratto. Tale  rilevante riduzione è da attribuirsi al fatto che le aziende hanno  iniziato a licenziare per primi i lavoratori con contratti di  collaborazione e a tempo parziale. Nello stesso periodo, la percentuale  delle donne part time è diminuita di appena lo 0,9% (oggi sono oltre due  milioni e mezzo quelle che hanno questo contratto). Il Ministero del  Lavoro parla di una “maggiore flessibilità delle donne”, che “utilizzano  più rapporti di lavoro all’interno dello stesso trimestre”. Va messo in  evidenza che si tratta di un dato non positivo ma negativo: la  flessibilità è troppo spesso non voluta, soprattutto pensando che  l’utilizzo di più rapporti di lavoro nell’arco di appena tre mesi  significa che le donne sono costrette non di rado a passare da un  contratto atipico a un altro.</p>
<p>Non va, inoltre, sottovalutato un altro elemento di riflessione.  Il Ministero del Lavoro rileva, infatti, che dai dati Istat emerge  l’elevato aumento sia delle violazioni amministrative in ordine alla  tutela economica delle lavoratrici madri (+67%), sia delle ipotesi di  reato in ordine alla tutela fisica delle lavoratrici madri (+155%).</p>
<p>In definitiva, il Ministero del Lavoro “dimentica” di  segnalare un dato preoccupante riguardo il mercato del lavoro  femminile: la crescita del numero di donne inattive. Secondo le cifre  rese note dall’Istat relativamente a marzo 2010, oggi in Italia ci sono  nove milioni e 679mila donne che non lavorano e non studiano, con un  incremento dell’1,1% rispetto a marzo del 2009. Il tasso di inattività,  che complessivamente è pari al 37,8% fra i 15 e i 64 anni, sale, se si  considerano solo le donne, al 45,8%. Come mostra una ricerca dell’Isfol  pubblicata agli inizi di maggio, la metà delle donne inattive sarebbe  disponibile a occuparsi, se fossero loro offerti servizi adeguati di  cura e misure efficaci di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.</p>
<p>Senza contare che, nell’analisi prodotta dal  Ministero, non si tengono in considerazione altri dati fortemente  indicativi elaborati dallo stesso Istat : nel corso del 2009, infatti  secondo l’Istat, la discesa dell’occupazione femminile interessa tutte  le figure presenti sul mercato del lavoro: le dipendenti a termine, le  collaboratrici, le autonome, fino a coinvolgere le occupate a tempo  indeterminato. L’occupazione a termine si riduce su base annua in tutti i  trimestri (-97.000 nel I; -94.000 nel II e &#8211; 78.000 nel III trimestre);  a tale discesa si accompagna quella delle collaboratrici la cui  flessione è particolarmente sensibile nella prima parte del 2009.</p>
<p>Tra gli indipendenti il calo dell’occupazione è del  7,3% per gli uomini e del 6,3% per le donne. Al pari della componente  maschile anche quella femminile registra riduzioni significative  concentrate tra gli indipendenti nel settore delle attività commerciali e  artigianali. Nel periodo più recente la caduta colpisce, come detto,  anche le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato (-16.000 unità  nel III trimestre del 2009, in termini tendenziali), specie nelle  piccole imprese.</p>
<p>Così come alla discesa delle posizioni lavorative  full-time, si accompagna dalla primavera quella dell’occupazione  part-time (III trimestre del 2009 arretra di 52.000 unità).</p>
<p>Non viene messo poi in alcun rilievo il dato sulle  povertà : In Italia, su un totale di 8.078.000 individui relativamente  poveri nel 2008, 4.208.000 sono rappresentati da donne, e ben il 61,4%  delle povere si colloca nella classe di età attiva ed ancora su di  2.893.000 di persone assolutamente povere, 1.550.000 sono rappresentate  da donne (il 5,1% del totale delle donne).</p>
<p>Inoltre va rilevato che l’occupazione femminile,  sebbene vedesse un tasso tendenziale positivo, seppur con fluttuazioni,  dal 1996 fino a tutto il 2008, con il subentrare della crisi diminuisce  dal I trimestre 2009 (-0,4% in termini tendenziali, pari a – 42.000  unità) per aumentare nel III trimestre 09 (-158.000 unità).</p>
<p>Malgrado la flessione del dato sull’occupazione  femminile sia in percentuale inferiore a quella maschile essa deriva  dall’apporto del tasso d’occupazione delle straniere che risente della  crisi (quasi la metà del tasso di crescita del 08 ma pur sempre +7,7%  nel 09) ma in misura inferiore (si pensi ad esempio al fattore  “regolarizzazioni”) ed al fatto che l’occupazione femminile è prevalente  in settori che hanno risentito meno della crisi economica, così come su  esposto.</p>
<p>Infine questa analisi del Ministero del Lavoro  asettica ed asimmetrica dei dati a disposizione, oltre a tendere a  giustificare interventi sull’occupazione femminile che puntano ad  alleggerire il costo del lavoro con una riduzione drastica dei diritti  attraverso forme non regolamentate di flessibilità e il ricorso massivo  ad elementi deregolatori delle tutele normative e contrattuali  consolidate ( contratti di inserimento, lavoro accessorio ecc..), non  evidenzia in alcun modo la relazione tra occupazione e distribuzione  territoriale dei servizi, welfare territoriale e peso della  conciliazione sul carico familiare, riproponendo gli indirizzi  pienamente acclarati nel Libro Bianco sul Welfare.</p>
<p>da www.cgil.it</p>
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		<title>Provincia di Livorno: al via i progetti del Piano provinciale per la cittadinanza di genere</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Affermare il principio di pari opportunità fra  uomo e donna e costruire un sistema di azioni per la  conciliazione vita-lavoro che consenta il pieno accesso delle donne al mondo del  lavoro, valorizzandone le professionalità. Sono questi gli obiettivi  principali del Piano provinciale per la cittadinanza di genere,  presentato a Palazzo Granducale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/CONCON%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-12.png" alt="" /></p>
<p><span>Affermare il principio di pari opportunità fra  uomo e donna e costruire un sistema di azioni per la  conciliazione<em> vita-lavoro</em> che consenta il pieno accesso delle donne al mondo del  lavoro, valorizzandone le professionalità. Sono questi gli obiettivi  principali del Piano provinciale per la cittadinanza di genere,  presentato a Palazzo Granducale dall’assessore alle pari opportunità <strong>Maria  Teresa Sposito</strong>. Erano presenti l’assessore al’istruzione del  Comune di Livorno, <strong>Carla Roncaglia</strong> e i rappresentanti  dei Comuni e delle associazioni aderenti al progetto.<br />
<span id="more-287"></span><span><br />
</span></span></p>
<p>“Il Piano – ha detto <strong>Sposito</strong> – si inserisce nel  quadro delle iniziative finanziate dalla Regione attraverso la legge  sulla cittadinanza  di genere, approvata dal Consiglio Regionale nel  2009. Una legge che non è solo di principi: da essa infatti discendono  precisi impegni, strumenti ed azioni attraverso i quali attuare la  filosofia di fondo della legge, ovvero che la equa distribuzione dei  carichi di lavoro familiare e le politiche di conciliazione vita-lavoro  siano settori strategici da sostenere per l’attuazione dei principi di  parità. Investire in questi settori – ha aggiunto l’assessore &#8211;  significa sostenere l’economia toscana, favorire l’accesso ad essa da  parte delle donne e valorizzare e implementare le loro professionalità”.</p>
<p>La legge attribuisce alle Province il coordinamento delle attività  progettuali. “Il Piano  - ha sottolineato <strong>Sposito</strong> &#8211; è  il frutto del lavoro di concertazione che l’Amministrazione Provinciale  ha svolto insieme ai Comuni e ai soggetti economici e sociali del  territorio. Un confronto che ha permesso di individuare le 4 macroaree  di intervento, corrispondenti alle Zone socio sanitarie, sulla base  delle quali sono state predisposte le aree tematiche per la  progettazione delle attività”.</p>
<p>I finanziamento regionali per la realizzazione dei progetti ammontano  a 200.000 euro, così suddivisi: € 10.000,00 Provincia di Livorno  (Azione trasversale di promozione del progetto); € 85.000,00 Zona  Livornese; € 40.000,00 Zona Bassa Val di Cecina; € 35.000,00 Zona Val di  Cornia; € 30.000,00 Zona Elba.<br />
A questi si aggiungono 114.000 euro  di cofinanziamento dei Comuni, per un totale di 314.000 euro.</p>
<p>Per le zone della <strong>Bassa Val di Cecina e della Val di Cornia</strong>,  i progetti mirano alla conciliazione vita-lavoro, con azioni a sostegno  della famiglia nel periodo della sospensione delle attività  scolastiche. <strong>All’Elba</strong> le attività, coordinate dal  Comune di Rio nell’Elba, puntano in particolare alla valorizzazione  delle arti e saperi femminili.<br />
Conciliazione e coordinamento spazi e  tempi delle città sono, invece, i punti di forza del progetto curato dal  <strong>Comune di Livorno</strong>.</p>
<p>Alla realizzazione dei progetti, inoltre, partecipano altri soggetti,  tra cui: Azienda Usl 6 Zona Elba, ATL, CGIL CISL UIL, Confesercenti,  Cooperativa Sociale Contesto Infanzia, Sezione Soci Unicoop Tirreno  Isola D’Elba, Sindacato Fp-Cgil Zona Elba, Associazione Arte Elba,  Associazione Ippogrifo, Associazione Evelina De Magistris, Coop Itinera,  Scuola Media Borsi, Associazione Don Nesi, Assoc. ARS NOVA, Centro  ricerca e pratica musicale, Associazione Koala Ludo.</p>
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		<title>ANCCP/Provincia Livorno e Sviluppo: Convegno &#8220;EGO. Enterprise Gender Oriented&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 14:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[E.G.O.]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Convegno Provincia di Livorno e Sviluppo/ANCCP: &#8220;EGO.  Enterprise Gender Oriented&#8221;. Il  Convegno si terrà a Livorno, il 23 luglio 2010  presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo (Via Roma,  234).ANCCP, Partner del progetto EGO, parteciperà con un Intervento dal  titolo: &#8221; La  Certificazione  di Genere come valoreaggiunto  alla  Qualità  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Convegno Provincia di Livorno e Sviluppo/ANCCP: <strong><strong>&#8220;EGO.  Enterprise Gender Oriented&#8221;</strong></strong>. Il  Convegno si terrà a Livorno, il 23 luglio 2010  presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo (Via Roma,  234).ANCCP, Partner del progetto EGO, parteciperà con un Intervento dal  titolo: &#8221; La  Certificazione  di Genere come valoreaggiunto  alla  Qualità  dell&#8217;impresa&#8221;, Relatore dott. Stefano Milianelli  &#8211;   Sales Director ANCCP</p>
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		<title>Simona Volpi e Monica Battini: il Gender Oriented</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 10:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSTUMI E SOCIETÀ &#8211; Simona Volpi e Monica  Battini: il Gender Oriented</p>
<p>
di Antonella De Vito
Le certificazione di qualità sono state adottate dal  mondo del lavoro da diversi anni, mentre così non è per il Gender  Oriented, cioè la certificazione di genere che attesta l’attuazione di  “buone pratiche” nella gestione del personale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>COSTUMI E SOCIETÀ</strong> &#8211; <strong>Simona Volpi e Monica  Battini: il Gender Oriented</strong></p>
<p><strong><br />
di Antonella De Vito</strong><br />
Le certificazione di qualità sono state adottate dal  mondo del lavoro da diversi anni, mentre così non è per il Gender  Oriented, cioè la certificazione di genere che attesta l’attuazione di  “buone pratiche” nella gestione del personale, tendente a dare un  maggior sviluppo professionale alle donne e fornire contemporaneamente  all’azienda una maggiore visibilità in termini di rispetto delle  diversità di genere. Un cammino ancora lungo, visto che le pari  opportunità sono ben lontane dall’essere realizzate in qualsiasi settore  della vita, ma soprattutto in campo lavorativo risultano essere  particolarmente discriminate. La Provincia di Livorno da anni sta  lavorando su questo aspetto, ed ha ottenuto anche finanziamenti dalla Ue  grazie all’elaborazione di progetti che tendono allo studio e  all’applicazione pratica del Gender Oriented. In questo cammino è stata  coinvolta per le sue competenze tecniche e scientifiche l’agenzia  internazionale Anccp, con la sua sede di Livorno. L’agenzia è una delle  più accreditate nell’attività di valutazione della conformità dei  prodotti ed il controllo dei procedimenti di produzione, ed anche nel  settore delle pari opportunità può vantare una notevole esperienza.<span id="more-256"></span><br />
A spiegarci questo tipo di impegno a favore delle lavoratrici sono  Simona Volpi e Monica Battini.<br />
-	Cominciamo con le presentazioni. Qual è la vostra storia professionale  e di cosa vi occupate in Anccp?<br />
Simona Volpi: “Sono laureata in giurisprudenza e ho lavorato per 10 anni  nelle risorse umane facendo selezione e amministrazione del personale,  inoltre ho svolto docenze sul Diritti del Lavoro e Pari Opportunità. Da  qualche mese collaboro con Anccp nel dipartimento marketing e sviluppo  commerciale, e una delle cose di cui mi occupo sono le politiche di pari  opportunità nelle aziende, naturalmente rapportate al nostro settore  cioè alla certificazione di qualità”.<br />
Monica Battini: “Collaboro da una decina di anni nel settore marketing e  da cinque mi occupo di Gender Oriented, avendo seguito per la Provincia  di Livorno il precedente progetto finanziato dalla Comunità Europea”.<br />
-	In cosa consisteva il precedente progetto?<br />
“Cinque anni fa abbiamo elaborato un disciplinare privato che permetteva  di applicare le pari opportunità nelle aziende. Il progetto prevedeva  la selezione di tre aziende pilota per studiare l’applicazione del  disciplinare, naturalmente a queste realtà locali non era richiesto  nessun tipo di impegno economico, perché disponevamo dei finanziamenti  europei: così è stato semplice avere la loro disponibilità e  collaborazione. Le tre aziende operavano nel settore dell’edilizia,  della ristorazione e dei servizi con una presenza di donne differenziata  per numero e ruolo, adeguata quindi al nostro studio sperimentale che  doveva verificare le diverse forme di applicazione dello standard da noi  proposto”.<br />
-	A cosa si riferivano gli standard?<br />
“Prima di tutto alla fase di selezione del personale, le aziende  dovevano dimostrare di non applicare nessuna distinzione di giudizio, né  di carriera, né di retribuzione. Ma gli standard riguardavano anche la  garanzia per le donne di avere le stesse possibilità di avanzamento di  carriera degli uomini, rimuovendo i possibili ostacoli che si  presentavano. Ad esempio abbiamo proposto:  permettere alle donne con  figli di svolgere un orario diverso; fornire incentivi al rientro dalla  maternità per potersi mettere al pari con gli altri oppure affiancare  una stagista per superare le difficoltà della ripresa del lavoro; il  part time può essere un altro aiuto, ma non tutte le aziende lo  concedono e soprattutto non tutte le donne possono permetterselo  economicamente, ci sono poi realtà lavorative dove si obbligano le donne  ad adottare il part time in modo da relegarle a ruoli marginali. Una  buona soluzione può essere la creazione di un nido aziendale, ma questo  naturalmente possono permetterselo solo le grandi aziende”.<br />
-	Il secondo progetto?<br />
“Questo primo progetto si è concluso 4 anni fa, ma nel 2009 è stato  finanziato il proseguimento al quale Anccp sta partecipando. Lo scopo è  quello di traslare a realtà internazionali tutto ciò che era stato  elaborato localmente. Andremo in 5 paesi europei fra cui Bulgaria e  Portogallo, dove naturalmente adegueremo lo standard alle normative  locali, in modo da evidenziare come il protocollo elaborato possa essere  applicato a tutte le realtà”.<br />
-	Come sono percepiti questi progetti?<br />
“Durante la fase del progetto le aziende reagiscono molto bene, i  problemi iniziano successivamente quando dovrebbero investire per  mantenere gli standard proposti, ed allora diventa difficile  coinvolgerle”.<br />
-	Come risponde Livorno a queste tematiche?<br />
“Livorno è una città difficile che non risponde molto, abbiamo visto che  in altre città c’è più interesse. La certificazione di qualità è un  percorso ormai tracciato, le aziende devono averla per partecipare ai  bandi, alle gare, quindi per loro è una necessità per continuare a stare  sul mercato, mentre la certificazione di pari opportunità è considerata  solo un valore aggiunto ed è quindi meno appetibile”.<br />
-	Quale iniziative state organizzando per diffondere il Gender Oriented?<br />
“Molte. Stiamo pensando ad organizzare un corso sulle pari opportunità  rivolto ai responsabili del personale, vogliamo anche rivolgerci alle  aziende dirette da donne, perché non è scontato che siano più sensibili  degli uomini. Stiamo, inoltre, progettando seminari rivolti a donne che  si occupano di pari opportunità e naturalmente facciamo appello anche  alle istituzioni. Ad esempio, abbiamo avuto dei buoni riscontri a  Brindisi, dove abbiamo presentato il nostro protocollo durante un  convegno, e le istituzioni si sono mostrate molto interessate e ci  stanno chiedendo altre informazioni”.</p>
<p>da www.manidistrega.it</p>
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		<title>A Firenze la conferenza nazionale dei comitati PO delle università</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 09:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Stella Targetti: «Più donne significa più innovazione»
Preoccupazione per il rischio che i comitati perdano autonomia
<p>«La nostra legge sulla cittadinanza di genere è una eccellenza e come governo regionale intendiamo proseguire sulla strada che valorizza le differenze». Lo ha sottolineato Stella Targetti, vicepresidente di Regione Toscana con delega per le pari opportunità, alla quarta conferenza nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Stella Targetti: «Più donne significa più innovazione»</h4>
<h4><em>Preoccupazione per il rischio che i comitati perdano autonomia</em></h4>
<p>«La nostra legge sulla cittadinanza di genere è una eccellenza e come governo regionale intendiamo proseguire sulla strada che valorizza le differenze». Lo ha sottolineato Stella Targetti, vicepresidente di Regione Toscana con delega per le pari opportunità, alla quarta conferenza nazionale sui comitati per le Pari Opportunità nelle Università italiane.  La vicepresidente si riferiva alla legge toscana 16/2009 (“Cittadinanza di genere”).</p>
<p>Sulla presenza delle donne nelle università (“Sempre più numerose, ma ancora troppo marginali nelle loro possibilità di fare carriera”), Targetti ha definito “fondamentale” il ruolo dei comitati che, in accordo con la loro conferenza nazionale, “attivano percorsi di studio e ricerca per sensibilizzare il mondo universitario”. E si è detta “preoccupata per il rischio, contenuto nel ddl di riforma sulle pari opportunità, di una sostanziale scomparsa dei comitati nella loro visibilità e autonomia”. Fra i compiti di tali comitati nei tre atenei toscani e nelle Scuole superiori di Pisa (il Sant&#8217;Anna e la Normale) anche la formulazione di piani triennali sulle azioni positive. Per Stella Targetti «la collaborazione con le Università toscane è una fra le priorità nel governo regionale» e a questo proposito ha citato l&#8217;ultimo esempio: un corso, appena concluso, con 25 responsabili del personale in aziende (fra i temi affrontati l&#8217;abbattimento degli stereotipi, la creazione di vocabolari condivisi, gli strumenti per valorizzare le differenze e per aiutare nella conciliazione vita-lavoro). «E&#8217; la strada giusta – ha concluso Stella Targetti – anche perché la presenza delle donne nelle imprese è un elemento cardine per ge nerare innovazione».</p>
<p>dal sito www.regionetoscana.it</p>
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		<title>Bollino rosa: gli ospedali italiani sono sempre più a misura di donna</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospedali sempre più attenti alle esigenze e alla salute delle donne. Salgono a  224 in tutta Italia i centri con il &#8216;bollino rosa&#8217;, la &#8220;certificazione&#8221; per le  cure al femminile assegnata da quattro anni dall&#8217;Osservatorio nazionale sulla  salute della donna, che quest&#8217;anno ha premiato 122 nuove strutture su 132  candidate.
Strutture sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="pos1">Ospedali sempre più attenti alle esigenze e alla salute delle donne. Salgono a  224 in tutta Italia i centri con il &#8216;bollino rosa&#8217;, la &#8220;certificazione&#8221; per le  cure al femminile assegnata da quattro anni dall&#8217;Osservatorio nazionale sulla  salute della donna, che quest&#8217;anno ha premiato 122 nuove strutture su 132  candidate.</div>
<div id="pos2"><strong>Strutture sempre più attrezzate </strong>anche per le  terapie del dolore a misura di donna, anche se stenta a decollare il servizio di  anestesia epidurale per il parto, per il quale solo pochi ospedali hanno  specialisti dedicati. Quello dei “bollini rosa” è un &#8221;grande percorso di  civiltà&#8221; ha spiegato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini alla  presentazione della Guida 2010 dell&#8217;assistenza in rosa &#8211; &#8216;Bollini rosa. Gli  ospedali vicini alle donne&#8217; &#8211; con le informazioni su tutti gli ospedali  certificati, disponibile anche in libreria.</p>
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		<title>4° edizione del Progetto di formazione imprenditoriale “MadreFiglia.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Progetto MadreFiglia</p>
<p>Si tratta della 4° edizione del Progetto di formazione  imprenditoriale “MadreFiglia.</p>
<p>Mentoring Accompagnamento Donne in Rete  E Formazione Imprenditoriale Giovani Leaders Imprenditrici Autonome”, nell’ambito del quale è stata avviata una selezione  per l’individuazione delle partecipanti al corso di formazione che è  organizzato da Unioncamere Toscana, in collaborazione con la Regione  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Progetto MadreFiglia</strong></p>
<p>Si tratta della 4° edizione del Progetto di formazione  imprenditoriale “MadreFiglia.</p>
<p><strong>M</strong>entoring <strong>A</strong>ccompagnamento <strong>D</strong>onne in <strong>R</strong>ete <strong> E</strong> <strong>F</strong>ormazione <strong>I</strong>mprenditoriale <strong>G</strong>iovani <strong>L</strong>eaders <strong>I</strong>mprenditrici <strong>A</strong>utonome”, nell’ambito del quale è stata avviata una selezione  per l’individuazione delle partecipanti al corso di formazione che è  organizzato da Unioncamere Toscana, in collaborazione con la Regione  Toscana, con il contributo tecnico di COAP, Azienda Speciale della  Camera di Commercio di Grosseto e con il sostegno del Coordinamento  Regionale dei CIF toscani. Il corso, che quest’anno, per la prima volta,  sarà organizzato anche a Pisa e Grosseto (presso la Camera di  Commercio), è destinato a 36 donne motivate sotto il profilo  imprenditoriale e residenti nelle macroaree di Livorno- Pisa-Lucca-Massa  Carrara e Grosseto-Siena.</p>
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		<title>Donne e scienza: ancora vittime del pregiudizio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 13:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>s.volpi</dc:creator>
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<p>Nonostante abbiano conquistato maggior spazio in ambito scientifico trovano  ancora notevoli ostacoli negli stereotipi e nei pregiudizi culturali studio della American Association of University Women</p>
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<p>MILANO – In molte sfiorano il soffitto di  cristallo, ma in poche lo abbattono. Donne in gamba, volitive, carrieriste e  preparate che però, al dunque, non riescono ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="col-sx">
<p>Nonostante abbiano conquistato maggior spazio in ambito scientifico trovano  ancora notevoli ostacoli negli stereotipi e nei pregiudizi culturali studio della American Association of University Women</p>
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<table style="height: 1px;" width="1" align="left">
<tbody>
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</tr>
</tbody>
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<p><strong>MILANO –</strong> In molte sfiorano il soffitto di  cristallo, ma in poche lo abbattono. Donne in gamba, volitive, carrieriste e  preparate che però, al dunque, non riescono ad allinearsi ai colleghi uomini,  soprattutto se si parla di discipline scientifiche. Nonostante l’impegno, la  bravura, la tenacia. Perché? Secondo uno studio della <a rel="nofollow" href="http://www.nytimes.com/2010/03/22/science/22women.html?ref=science" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">American Association of University Women</span></a> è  una questione di stereotipi culturali, che subdolamente si insinuano e  impediscono al gentil sesso di sfondare quel famoso soffitto, talvolta  addirittura per una questione di auto discriminazione.<strong>PERCHE COSÌ POCHE? –</strong><a rel="nofollow" href="http://www.aauw.org/research/whysofew.cfm%29" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Why so Few?</span></a> (cosi si intitola il report, che analizza  le differenze di genere nelle discipline scientifiche e in particolare nel  cosiddetto settore STEM (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica),  chiedendosi per quale motivo se il gender gap si sta attenuando ancora non si è  verificato un reale allineamento. I dati dello studio – come spiega bene  l’autrice Catherine Hill – sono molto eloquenti e illustrano un’avanzata  poderosa del gentil sesso in questo campo: nella matematica per esempio la  rappresentanza maschile rispetto a quella femminile 30 anni fa era in un  rapporto di 13 a 1, mentre oggi è in un rapporto di 3 a 1. Ma ad Harvard o in  altri prestigiosi atenei ci dovrebbe essere una professoressa di matematica ogni  tre professori. E invece così non è. Non ancora quantomeno. Secondo la ricerca è  una questione di atteggiamento culturale, ancora nemico di una reale parità  poiché in molte persone è diffusa la convinzione che le ragazze non siano molto  portate per alcune materie.</p>
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